Chiesa e coronavirus / Dal Santuario di Vena, quasi un eremo, il rettore don La Rosa: “Siamo in un lungo sabato santo”

Il Santuario di Vena per certi aspetti è un eremo, un luogo solitario ove bisogna andare apposta, appollaiato sulla montagna, ultimo luogo abitato, circondato da pochissime case abitate.
Ma sempre aperto, mai chiuso di giorno perché, a qualsiasi ora, fino a due mesi fa, c’era sempre qualcuno desideroso di dissetarsi di silenzio e di pace, persone a volte disperate che piangevano o venivano a cercare conforto e consolazione.
Il Santuario alternava momenti di solitudine e momenti di folla e di confusione e bisognava saper convivere con gli uni con gli altri.
Ma all’improvviso è calato il grande silenzio, non si è visto più nessuno, anche se il Santuario ha mantenuto lo stesso orario di apertura e chiusura.
Il Santuario si è svuotato del tutto e mi ha donato un senso di vuoto che mi svuotava l’anima e un silenzio ininterrotto.
Le giornate son diventate lunghissime e tutte uguali poiché  ci è stata tolta la domenica, la gioia del giorno del Signore,  dell’assemblea, dell’incontro, della comunità, del popolo, del calore umano, dell’allegria, dell’amicizia.
Per la Comunità cristiana e per il sacerdote la privazione della domenica e dei sacramenti è una grave mutilazione.
Viene in mente quella risposta dei martiri di fronte alla proibizione di celebrare la domenica: “Senza la domenica non possiamo vivere”.
E’ un fatto di vita o di morte, la domenica è vitale, essenziale, insostituibile, ineliminabile e impagabile. È un dono e una grazia. Noi siamo quelli della domenica!
La pandemia ci ha tolto tantissime cose e ce ne ha donate altre, una di queste è il valore delle celebrazioni, del popolo e delle singole persone, cioé dell’assemblea e della comunione, del fare e sentirsi Chiesa.
Per la prima volta è cancellato il mese di maggio, così caro al popolo cattolico, che ci ha fatti tali dall’infanzia, con i pellegrinaggi, i gruppi, le devozioni e quel clima di festa e di gioia indescrivibile, ora è divenuto anch’esso un mese come gli altri.
Forse saremo privati anche della festa esterna che riportava alla base i venoti sparsi dovunque e tanti devoti da tutte le parti.
Ma la Madonna è rimasta, è sempre lì che pensa ai suoi figli, ai suoi devoti ovunque si trovino. Sono Suoi, Le appartengono, è qui per loro, stende e allunga il Suo manto per raggiungerli tutti.
Ho fatto tesoro dei mezzi informatici che mi hanno permesso di trasmettere la Messa di Pasqua.
Nel mese di maggio abbiamo iniziato a trasmettere ogni settimana una preghiera mariana, per tenere accesa la fiamma della devozione mariana, offrendo il nostro specifico, visto che di Messe non ne mancano nei vari canali.
Io ho sempre celebrato e ho sempre interloquito al  plurale. Ho sempre detto: il Signore sia con voi … pregate fratelli … in alto i nostri cuori… ho sentito vicini e ho considerato presenti tutte le persone legate a questo luogo e a queste celebrazioni.
Il Santuario ha indossato la veste dell’eremo, il silenzio è divenuto più spesso, la pace si è irrobustita, la natura si è risvegliata a primavera per prepararsi ad accogliere tutti i figli che erano dispersi.
Siamo in un interminabile Sabato Santo, giorno del silenzio, dell’attesa e della speranza, col cuore aperto verso il grande giorno del ritorno alla Terra Promessa.
Intanto: “Annunciamo la Tua morte, Signore, proclamiamo la Tua Resurrezione, nell’Attesa della Tua venuta“.

Don Carmelo La Rosa

rettore del Santuario di Vena