Expo / Il superiore generale dei Fatebenefratelli: “Sia l’occasione per riscoprire l’ospitalità”

 

”Questa città ha l’occasione storica di lasciare un segno, di rilanciare uno stile di vita sobrio e ospitale. Se oggi San Giovanni di Dio fosse a Milano ripeterebbe “fate del bene fratelli, a voi stessi” perché aiutare gli affamati e i sofferenti non fa bene solo a loro ma anche a noi: come ha ricordato il Papa, l’Expo è un’occasione di globalizzare

Fra' Jesus Etayo, superiore generale dei Fatebenefratelli
Fra’ Jesus Etayo, superiore generale dei Fatebenefratelli

la solidarietà, io aggiungo che è un’occasione per riscoprire l’ospitalità come stile di vita, nella vita di tutti i giorni». Così fra’ Jesus Etayo, superiore generale dei Fatebenefratelli, ha commentato in una nota stampa l’apertura dell’Expo alle porte di Milano, dove si trovava oggi per celebrare la memoria di San Riccardo Pampuri. A Trivolzio, dove riposa il Santo, fra’ Etayo ha ricordato in cosa consista il carisma dell’ospitalità che caratterizza l’Ordine Ospedaliero da cinquecento anni. «Dedicarsi all’assistenza degli ammalati e dei bisognosi, aprire la nostra casa al forestiero e accoglierlo affinché si senta come a casa propria, accogliere incondizionatamente…» ha spiegato, commentando: «l’ospitalità è ciò che fece Cristo, il buon samaritano, ciò che visse fino all’estremo San Giovanni di Dio ed è ciò che fanno i nostri confratelli in Liberia e sierra Leone».
I Fatebenefratelli – si legge ancora nella nota stampa – sono una delle congregazioni religiose in prima linea sul fronte di Ebola, una prova che li induce a vivere con ancor maggiore intensità il loro anno vocazionale all’ospitalità, che è in corso. Impegnati nell’assistenza dei malati, degli anziani e dei disabili, sono impegnati in un approfondimento anche teologico e pastorale del loro impegno: «Siamo chiamati a una conversione – ha detto il superiore generale nel pomeriggio, incontrando la provincia Lombardo-Veneta dell’Ordine – per vivere la nostra consacrazione con maggiore esigenza ed audacia, superando soprattutto mediocrità e ambiguità, smettendo di guardare solo a noi stessi in molte occasioni, o, come dice il Papa, superando l’autoreferenzialità, manifestando con i fatti la gioia e l’entusiasmo di vivere la nostra vocazione» ha sottolineato, chiamando ogni confratello a un periodo di discernimento e, eventualmente, a «rivedere la loro forma di vita, per mettere al centro Dio e le persone sofferenti». Perché, ha detto, «la gioia e l’entusiasmo della nostra vocazione rendono feconda l’opera di Dio, il carisma e la missione, mentre l’ambiguità e la mediocrità la rendono sterile». L’obiettivo? Non essere “funzionari dell’ospitalità” ma “testimoni dell’ospitalità”.
Del resto, come ha detto monsignor Giovanni Giudici, vescovo di Pavia, ricordando san Pampuri, che era un religioso dei Fatebenefratelli, «non crediamo che siano le circostanze a scegliere per noi il prossimo che dobbiamo servire ma dobbiamo essere noi a prendere questa decisione e a vivere in conformità di questa decisione». Un concetto che il superiore provinciale dei Fatebenefratelli, fra Massimo Villa, ha declinato illustrando l’impegno dell’Ordine sul fronte delle nuove povertà, «un impegno che sta ampliandosi mese dopo mese, esattamente come si amplia il bisogno sociale, e che trova un riscontro importante anche nella disponibilità dei laici: non è un mistero che alle nostre strutture arrivino anche molte persone che non sono in grado neanche di pagare il ticket e che possono ricevere assistenza grazie alla “mutua di san Giovanni di Dio”, che è alimentata dal volontariato dei professionisti che collaborano con noi». Una cultura dell’ospitalità di cui san Riccardo Pampuri fu un grande testimone, ha sottolineato Fra Etayo, «come giovane, come medico e come fatebenefratello», e che «può germogliare anche nel mondo dell’Expo, se, appunto, la nostra attenzione a quest’evento non si ferma al business e se si riesce a trasformare questo senso di condivisione dell’evento in un senso di condivisione della giustizia sociale e diritto al cibo, come ha chiesto papa Francesco».

 

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