Immigrazione / Campochiaro del “Centro Astalli”: “Ad Acireale un nuovo sportello di accoglienza”

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Si è svolta, nella sala conferenze “San Paolo” di Acireale, l’intervista pubblica all’avvocato Riccardo Campochiaro in tema di ‘immigrazione e accoglienza. Un evento volto a sensibilizzare la comunità acese su un tema ancora troppo confuso e sconosciuto, tra stereotipi e insensate prese di posizione ideologiche. L’evento, ideato da Alfio Pennisi, ha accolto le considerazioni del Presidente del Centro Astalli, Campochiaro, sollecitato dal giornalista Mario Agostino, responsabile web della nostra testata.

Diverse le associazioni che hanno preso parte all’incontro: il Centro Astalli, il circolo Arci Babilonia di Acireale, il coordinamento Acireale per la Pace, il Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale, Libera delle Aci, l’A.N.P.I. di Acireale, il Movimento Spazio Generativo, l’Ufficio per la pastorale dei migranti e Zona Galatea. L’iniziativa ha costituito l’occasione per annunciare l’apertura, da parte del centro Astalli e del Circolo Arci Babilonia, di un nuovo sportello di prima accoglienza per i migranti nel cuore di Acireale, proprio nei locali dell’Arci locale.

“Immigrazione, questa sconosciuta” – Intervista a Campochiaro: “ad Acireale un nuovo sportello di accoglienza” – qui il Video integrale 

Immigrazione / Acireale: Campochiaro racconta la missione del Centro Astalli una dignitosa accoglienza

Il Centro Astalli fa parte del servizio dei gesuiti per i rifugiati in Italia. Opera in 57 paesi del mondo e sul territorio nazionale ci sono alcune diramazioni su Catania, Palermo, Roma, Bologna, Vicenza e Padova. Il servizio è attivo sul territorio italiano dal 1981 e la sede di Catania opera da poco più di vent’anni. Inoltre, da circa due anni, Campochiaro ricopre il ruolo di presidente. L’obbiettivo del Centro Astalli è quello di assistere e difendere i migranti offrendo loro servizi di varia natura. Tra questi l’assistenza legale, carceraria, l’assistenza all’istruzione, alla sanità e servizi di orientamento al lavoro. Dunque, il Centro Astalli si muove nell’area della seconda assistenza. Il nostro contributo in termini di tutela dell’immigrazione, insieme al circolo Arci Babilonia, sarà quello di creare anche dei servizi di prima accoglienza per migranti ad Acireale.

Immigrazione e accoglienza / Acireale, intervista a Campochiaro: cos’è accaduto al largo di Catania (e non solo) nelle ultime settimane?

E’ difficile stabilire da quale punto di vista raccontare i fatti del 5 novembre. Si potrebbe considerare il punto di vista giuridico, politico o morale. Chiaramente, la mia difficoltà dipende dall’essere stato coinvolto in prima persona sia come legale della ONG Humanity One sia come rappresentante del Centro Astalli. I temi affrontati sono estremamente delicati. Si parla di rispetto dei diritti umani, di convenzioni del mare e del diritto all’immigrazione. Quando si parla di immigrazione è importante sottolineare la necessità di rendere ancora più efficienti i servizi di prima accoglienza dei migranti, specie ad Acireale.

La mattina del 5 novembre ho fatto parte del team difensivo della Humanity One. Nominato in seguito alla ricezione del decreto interministeriale “divieto di sosta”. Tale decreto imponeva alle navi di lasciare le acque territoriali italiane subito dopo aver completato le operazioni di sbarco (ove previsto), prevedendo una sanzione amministrativa di 50.000 euro. Per questo, le ONG hanno avuto bisogno di un team di legali.

Immigrazione e accoglienza / Acireale, intervista a Campochiaro: cos’è uno “sbarco selettivo” e perché quello del 5 novembre ha creato così tanto scalpore? 

La direttiva firmata dai ministri Piantedosi, Salvini e Crosetto proibiva alla Humanity One di rimanere in acque territoriali italiane “non più del tempo necessario ad assicurare le operazioni di soccorso e assistenza nei confronti delle persone che versino in condizioni emergenziali e in precarie condizioni di salute segnalate dalle competenti autorità italiane”. Lo scalpore derivato da tale direttiva si rifà alla profonda indignazione nei confronti di una misura politica che vuole stabilire a monte chi può sbarcare dalle navi e chi, invece, deve continuare a soffrire.

Innanzitutto, non è definito da nessuna parte che il governo possa stabilire chi è “vulnerabile” e chi no. E quindi chi può sbarcare e chi no. Entrando nel merito, però, la risposta ce l’hanno data i medici dell’Asp di Catania. Infatti, questi ultimi, dopo circa 48 ore passate a bordo della Humanity One, hanno provveduto allo sbarco dei più fragili, altresì vulnerabili. Inoltre, un aspetto importante da sottolineare è che non esiste un criterio selettivo in termini di vulnerabilità della persona. Per Campochiaro, questa manovra del governo non ha portato a nessun vantaggio se non a quello, se si vuole ritenere vantaggio, per cui una delle navi sia stata mandata in Francia con tutte le conseguenze diplomatiche che conosciamo.

Immigrazione / Acireale, intervista a Camochiaro: quali sono le leggi sovranazionali che regolano il diritto del mare? 

Alfio Pennisi, l'avvocato Campochiaro e Mario Agostino, intervista sull'immigrazione

Tra le normative che regolano il diritto del mare possiamo individuare la Convenzione Montego bay (1982), firmata da 156 paesi e dall’Unione Europea. L’art. 98 di questa convenzione prevede che “Ogni Stato deve esigere che il comandante di una nave che batte la sua bandiera, nella misura in cui gli sia possibile adempiere senza mettere a repentaglio la nave, l’equipaggio o i passeggeri: a) presti soccorso a chiunque sia trovato in mare in condizioni di pericolo; b) proceda quanto più velocemente è possibile al soccorso delle persone in pericolo, se viene a conoscenza del loro bisogno di aiuto, nella misura in cui ci si può ragionevolmente aspettare da lui tale iniziativa…”. 

Quindi è la norma stessa, insieme ad altre, che impone ai comandanti di soccorrere chi si trova in pericolo e di portarlo presso quello che viene definito “porto sicuro”. Accanto alla Convenzione di Montego bay possiamo individuare anche la Safety of Life at Sea (SOLAS) del 1974 e la SAR (Search and Rescue), siglata ad Amburgo nel 1979 e che prevede una suddivisione delle aree marittime tra gli Stati in casi di ricerca e soccorso in mare. A queste, si aggiunge anche la Convenzione Internazionale di Londra sui Salvage (1989). Per ultimo, è opportuno fare riferimento alle linee guida del 2004, all’International Maritime Organization (IMO) ed al Manuale Internazionale di Ricerca e Soccorso Aero Marittimo (IAMSAR) del 1999. Componenti fondamentali per l’applicazione delle norme sul diritto del mare.

Immigrazione / Cosa si intende per “porto sicuro”?

Per “porto sicuro” (o “place of safety”) si intende quel luogo in cui le persone che sono state salvate da un naufragio possono trovare rifugio. Il porto sicuro non può essere una nave e non può essere un luogo in cui c’è il rischio di essere sottoposti a trattamenti umanitari degradanti. Dunque, nel caso specifico, il porto sicuro non può essere la Libia per via dei lager presenti sul territorio libico.

Immigrazione / Cosa accade esattamente in Libia? Si può affermare che non esista un reale accordo con la presunta “guardia costiera” libica?

La questione della Libia è la base sulla quale si fonda la maggior parte della politica sul Mediterraneo. Per esempio, possiamo ricordare quando l’Italia, ai tempi del ministro dell’interno Maroni, è stata sanzionata dalla Corte europea dei diritti umani poiché accusata di riportare i migranti in Libia. Le normative vigenti vietano questa pratica in quanto si traduce in un respingimento dei migranti verso una terra che non solo non protegge dalla violazione dei diritti umani, ma addirittura li commette.

Infatti, se il respingimento implica delle sanzioni per l’Italia, l’Italia provvede a non farli nemmeno arrivare nelle acque territoriali. Tale logica si fonda su un “per evitare di accoglierli, facciamo in modo che non arrivino sulle nostre coste”. Per questo, più volte l’Italia ha fatto degli “accordi” extra governativi con presunte istituzioni libiche, le quali, in cambio di finanziamenti e vedette, hanno provveduto a non far sbarcare i migranti in acque internazionali.

Immigrazione / Chi sono i migranti che sbarcano dalle coste libiche? E in cosa consiste, per loro, il viaggio? 

La maggior parte delle persone che sbarcano sulle nostre coste partono dalla Libia, ma non sono tutti libici. Spesso si tratta di persone provenienti dall’Africa sub-sahariana, di magrebini, pakistani, bengalesi. Inoltre, il barcone con cui partono spesso è precario, sovraffollato e non adatto per affrontare lunghi viaggi. Per loro, risulta difficile anche soltanto superare le 12 miglia delle acque territoriali. E questo è un aspetto molto importante che va sottolineato. Infatti, per poter lanciare il SOS, devono prima trovarsi in acque internazionali.

Immigrazione / Cosa accade dopo che i migranti lanciano il SOS?

Quando il barcone si trova in una situazione di difficoltà lancia un SOS a tutti i centri operativi delle guardie costiere dei paesi che si affacciano sul luogo in cui avviene il naufragio. Dopodiché, generalmente, si tende prima a soccorrere i migranti e dopo si chiariscono tutte delle questioni che riguardano le competenze e le politiche sul chi e sul come i migranti dovevano essere salvati.

Immigrazione / Da cosa dipendono le competenze di ciascuno stato riguardo ai salvataggi in mare? 

Il mediterraneo è diviso in zone SAR (Search and Rescue). In ciascuna di queste zone si esercitano le competenze (in termini di salvataggio e attribuzione del porto sicuro) di determinati Stati ai quali quelle zone sono state assegnate. Esiste infatti una SAR libica, maltese, tunisina, italiana e via dicendo.

Immigrazione / Qual è la differenza tra migranti economici e migranti forzati? 

Si è creata questa distinzione perché i migranti forzati hanno delle tutele più immediate e pervasive rispetto ad altri (Convenzione di Ginevra). Anche se, questa distinzione, di fatto, non esiste. Infatti, negli anni c’è stata un’evoluzione del migrante dal punto di vista giurisprudenziale che ha dato, anche al migrante economico, la legittimità di migrante forzato. Anche dal punto di vista strettamente locale l’immigrazione è stata accolta e tutelata, infatti, sono di diversa natura i migranti residenti ad Acireale che hanno ricevuto servizi di prima accoglienza, integrandosi così nel territorio.

Immigrazione / Per quanto riguarda le ONG, si può parlare di illegalità?

Le ONG sono autorizzate ad operare nel Mediterraneo, quindi non si può parlare di “passaggi offensivi”. Sappiamo che nel corso del tempo si è creato un luogo comune riguardo la criminalizzazione delle ONG. Tuttavia, questo luogo comune non si fonda su nessuna prova concreta. Infatti, tutti i procedimenti mossi sulle ONG sono stati archiviati senza condanne. L’unico procedimento rimasto in corso riguarda un’indagine della Procura di Agrigento su presunti accordi tra ONG e trafficanti di migranti, ma non c’è ancora una condanna. Inoltre, a bordo ci sono stati dei controlli capillari per i quali se ci fosse stato qualcosa di illegale sarebbe venuto fuori.

Immigrazione / Perché lo stereotipo sull’immigrazione genera così tanto scalpore? E’ giusto parlare di una “invasione di migranti”?

Il primo problema di uno stereotipo semplice sull’immigrazione è la completa mancanza di conoscenza delle condizioni dei paesi di origine dei migranti. La maggior parte della gente comune non sa nulla dei paesi di provenienza di queste persone, né dei motivi che li spingono a partire. E laddove si coltiva l’ignoranza lo stereotipo cresce. Inoltre, diversi dati statistici prevedono che il nostro paese tra circa dodici anni arriverà a contare 58.000 abitanti. Questo significa che in meno di vent’anni perderemo due milioni di italiani. Per cui, se davvero sarà così, avremmo bisogno dei migranti.

Parlare di invasione è un falso storico che si può ben evincere dal fatto che ci sono più italiani all’estero che “stranieri” in Italia. Oggi si parla tanto di sbarchi, barconi e ONG. Tuttavia, il 90% dei casi di immigrazione clandestina in Italia non avviene via mare, ma da chi ha un visto e non se ne va più. Infatti, i mostrano che più del 50% dei migranti che arrivano via mare regolarizzano la loro posizione ed il loro ruolo sul territorio italiano.

Immigrazione e accoglienza / Acireale, intervista a Campochiaro: qual è stata la reazione di Catania agli eventi del 5 novembre?

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Ci sono state due reazioni in particolare. Da una parte, la reazione della comunità civile che ha mostrato un’alta sensibilità e operosità nei confronti dei migranti. Dall’altra, si è verificato una sorta di silenzio/assenteismo da parte della Procura di Catania, la quale non si è ancora espressa riguardo a tali episodi. Inoltre, anche la comunità civile di Acireale, nel corso del tempo, si è spesa in operosità per l’immigrazione, offrendo diversi servizi di accoglienza per migranti.

Immigrazione / Le parole conclusive all’evento 

In molti si chiedono cos’ha fatto fino ad ora la città di Acireale nell’ambito dell’immigrazione ed in termini di prima accoglienza dei migranti. Ma la cosa importante, adesso, è porre le basi per quel che farà in futuro. A concludere l’evento è stato Mario Agostino, il quale, prendendo in considerazione le recenti enfatizzazioni attorno al concetto di “nazione” e “patria”, ha citato un passo del libro “L’obbedienza non è più una virtù” (1965) di don Lorenzo Milani. “Non discuterò qui l’idea di Patria in sé. Non mi piacciono queste divisioni. Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri”. 

Grazia Patanè 

 

L’intervista integrale è disponibile sul canale Youtube della Voce dell’Jonio, cliccando anche sull’immagine collegata a seguire:


Intervista Campochiaro Agostino Immigrazione

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