Intervista / Simone Seminara: in bici dalla Padania alla Sicilia per coronare un sogno

Dalla Padania alla Sicilia, in bici, per coronare un sogno coltivato da 36 anni. Autore dell’impresa è Simone (per gli amici Nino) Seminara, 63enne originario di Santa Venerina, da alcune settimane in pensione a conclusione dell’intero percorso lavorativo, tutto in Lombardia, come dipendente delle Poste italiane.

E fu proprio appena arrivato per prendere servizio che Nino conobbe Giuseppe, di origine siciliana. “Giuseppe – racconta – era sopravvissuto ai campi di sterminio; della sua storia di patimenti e di coraggio mi rimase impresso il racconto del viaggio che fece in bici dalla Lombardia alla sua Messina. Pedalò per trenta giorni di seguito su una di quelle biciclette rigide e pesanti che sembrano frenarti più che agevolarti negli spostamenti. E così promisi a me stesso di rifare quel viaggio, appena possibile”.

Ed è stato possibile poche settimane fa. Il 29 settembre scorso Simone Seminara percorre la prima tappa da Sotto il Monte, dove abita con la famiglia (moglie e due figli), a Bergamo, dove si imbarca, con la bici, sul treno per Piacenza. “Quel giorno pioveva forte e sulla via Cassia c’era molto traffico; così ho evitato quel tratto di strada e da Piacenza ho imboccato la via Francigena”.

Simone Seminara e due amici
Simone (Nino) Seminara tra gli amici Alfio Battiato a sin. e Giuseppe Puglisi con i quali si prepara per la prossima impresa

In bici dalla Padania alla Sicilia

E’ stato un itinerario particolare quello del dipendente delle Poste: “Ho sempre prediletto – rivela – percorsi immersi nella natura, vecchi sentieri, come gli itinerari dei pellegrini, battuti dal Medioevo, verso i maggiori luoghi di devozione e di fede”.

“Eppoi – aggiunge – la via Francigena, per tutto il suo snodarsi, è funzionale alle esigenze dei pellegrini e di quanti altri la percorrono con lo spirito giusto, quello di chi ama la natura, vuole godere dei paesaggi, respirare aria pura e, con questi sentimenti, si adatta a pernottare anche in fattoria o nella sacrestia messa a disposizione all’ultimo momento dal parroco, in perfetto stile francescano”.

Simone fa il lungo viaggio di oltre tre settimane da solo, in compagnia della sua mountain bike; ma tanti sono i suoi incontri, tutti piacevoli, specie con altri viaggiatori, italiani e stranieri: “Miguel era in viaggio da cinque mesi continuativi per tutta l’Europa; ogni notte dormiva sotto una piccola tenda, che montava ovunque; abbiamo fatto un po’ di strada insieme. Salendo verso il passo della Cisa – racconta un altro incontro -, sono stato superato da una donna, anch’ella in bici, che mi ha chiesto se avessi bisogno. Rassicurata da me, se n’è andata con passo più agile del mio”.

Dalla Padania alla Sicilia, un viaggio ben organizzato

Il nostro non ha segreti da svelare per spiegare la propria impresa, che non considera neanche eccezionale: “Ho preparato per bene il mio viaggio, studiando il percorso, i sentieri, le possibilità di alloggio e qualsiasi notizia utile. In particolare, prenotavo per la notte, soprattutto in conventi attrezzati per l’ospitalità, con un giorno di anticipo, quando ero pressoché sicuro di essere puntualeSimone Nino Seminara“Ha il sapore di una riappacificazione con il mio paese e gli amici di un tempo, con alcuni dei quali sono rimasto legato. Quando me ne andai per motivi di lavoro, ero triste, dispiaciuto; decisi quasi subito di tornare con la bici, una compagna che mi fa stare bene. Mi fa faticare, sì, però mi dà anche tanta gioia. Sono contento”.

Hai passato momenti di difficoltà, per stanchezza o per altri motivi; hai affrontato rischi particolari?

“Stanchezza non ne ho patito; le tappe giornaliere erano mediamente di 70 km; la più lunga è stata quella di 102 km con arrivo a Sabaudia; la più dura quella con la quale ho superato il passo della Cisa. Qualche spavento l’ho preso per incidenti evitati. Sono certo che sono stato guidato dalla mano divina: non ho preso neanche una goccia di pioggia, mentre l’unico incidente meccanico in cui sono incorso mi è capitato in Campania, a pochi km dalla residenza di un ex compagno di lavoro che mi ha risolto il problema”.

Simone Seminara
Simone in Piazza San Pietro

Quali i panorami più belli ammirati? Sei transitato da qualche città?

“L’Italia è tutta bella, specie quella dei sentieri interni; la costiera amalfitana mi ha impressionato; come la Toscana e l’intero crinale appenninico, le strade bianche, i profumi delle campagne… Tante volte mi hanno ricordato i luoghi della mia infanzia a Santa Venerina e dintorni. Città ne ho toccato poche: oltre a Piacenza, Lucca, Siena, Roma e Salerno; particolarmente toccante è stata la sosta in Vaticano, in piazza San Pietro”.

Dalla Padania alla Sicilia: l’arrivo nell’isola e a Santa Venerina?

“Non appena ho intravisto la costa siciliana, ancora a distanza di parecchi km da Villa San Giovanni, ho pianto di commozione e di gioia, come quando sono sceso dal traghetto all’attracco di Messina e all’arrivo in paese, dove, per farmi festa, mancava solo la banda musicale”.

Simone Seminara è soddisfatto anche perché ora può dedicarsi di più al volontariato che pratica a favore di ragazzi disabili, con momenti di educazione ambientale, escursioni, anche sugli asini ospitati a sua cura in una fattoria. Ma ha già pronta un’altra “impresa”: il giro della Sicilia, sempre in bici, stavolta con un gruppetto di amici che, intanto, si stanno allenando.

Giuseppe Vecchio

 

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