Ius soli & dintorni / Cittadinanza italiana? No, grazie. I giovani cinesi rinunciano per non perdere quella della propria patria

Ne avrebbero il diritto grazie alla nuova legge sullo ius soli, ma il Governo cinese non consente la doppia cittadinanza e circa il 50% dei cinesi presenti in Italia, per non perdere la cittadinanza cinese, rinuncia a quella italiana. “Segno di radicamento al Paese d’origine e di poca integrazione”

Riforma dello ius soli, una festa per tante seconde generazioni, ma non è esattamente così per tanti giovani cinesi. lavoratori-cinesiCirca la metà degli under 18 cinesi presenti in Italia, infatti, rinuncia alla cittadinanza italiana. Il motivo è presto detto: il Governo cinese non permette la doppia cittadinanza e, acquisendo la cittadinanza italiana, si perde automaticamente quella cinese. Una rinuncia troppo grande, per molti ragazzi cinesi in Italia, che così decidono di non diventare italiani per tenersi stretta la cittadinanza cinese.

A spiegare le motivazioni alla base di questa rinuncia è Angelo Hu, italiano di origini cinesi, consigliere comunale a Campi Bisenzio (Firenze) e membro del coordinamento toscano di Associna. “Due le ragioni principali per cui i ragazzi e le ragazze cinesi rinunciano alla cittadinanza italiana. Innanzitutto, c’è un problema di mancata integrazione. E’ inutile negarlo, se i giovani cinesi rinunciano alla cittadinanza italiana, pur avendone diritto, significa che non si sentono parte del territorio italiano, si sentono poco accettati dalla comunità e non riescono a integrarsi a pieno”. Dopodiché, aggiunge Hu (diventato italiano a 18 anni) “ci sono motivazioni economiche: per le famiglie cinesi sono molto importanti gli investimenti in Cina e, perdendo la cittadinanza cinese, queste possibilità verrebbero fortemente compromesse dalle leggi cinesi”.
E ancora: “La perdita della cittadinanza cinese, renderebbe questi giovani stranieri nel loro Paese di origine e questo per molti di loro è inaccettabile”. Anche perché, spiega Hu, “la Cina è la terra in cui o vogliono tornare a vivere in futuro oppure vogliono continuare a visitare per esperienze di studio”.

Inoltre, aggiunge Dongbo Wang, ingegnere italiano di origini cinesi e presidente di Associna Toscana (anche lui diventato italiano a scapito della cittadinanza cinese), “ogni volta che i giovani orientali devono tornare in Cina dall’Italia, se non hanno la cittadinanza cinese, sono costretti a chiedere il visto e questo complica incredibilmente le procedure burocratiche per fare ritorno nella loto terra di origine, e qui diventerebbe difficile perfino acquistare una casa o aprire un conto in banca”.
Forse questi giovani si sentono più cinesi che italiani: “E’ ovvio – spiega Dongbo Wang – che il legame di questi ragazzi con la Cina è molto forte, radicato grazie al grande attaccamento che hanno i genitori con il Paese asiatico”. La loro integrazione in territorio italiano non sembra del tutto riuscita, visto che, conferma Dongbo Wang, “sono almeno il 50% i ragazzi cinesi che, pur avendone diritto, non prendono la cittadinanza italiana”. Ma quali sono le responsabilità? “Difficile dire se è colpa degli italiani che non integrano o dei cinesi che non vogliono integrarsi, forse sono vere entrambe le cose. E’ vero che i giovani cinesi hanno un attaccamento speciale alla Cina, ma è altrettanto vero che molti di loro sono considerati dagli italiani, anche nelle scuole, cittadini di serie B”.

La Cina non è l’unica nazione che impedisce la doppia cittadinanza. Ne esistono tantissimi altri, ma certamente sono i giovani cinesi quelli più interessati al fenomeno, quelli cioè con le più alti percentuali di rinuncia alla cittadinanza italiana per conservare quella del Paese di origine.

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