La Domenica del Papa / La regalità della croce. Alla vigilia del viaggio in Africa, Francesco si addentra nel regno di Dio

Il quarto vangelo, a conclusione dell’anno liturgico, ci propone un re certamente singolare: possiede sì un regno, mapapa_croce-268x210 è molto diverso dai regni di questo mondo; non ha il potere mondano, non cerca la gloria terrena, l’applauso della gente. Esercita la sua regalità in modo diverso; è trattato come uno schiavo, è torturato, flagellato. Nella sua nudità ha una corona fatta di spine e il suo trono è la croce. È proprio nella sua debolezza, fragilità; nella sua obbedienza alla volontà del Padre che si manifesta la sua forza; è dalla croce che attira a se gli uomini, anche il ladrone crocifisso con lui, perché il suo regno “non è di questo mondo”. È qui la diversità: “la logica mondana poggia sull’ambizione, sulla competizione, combatte con le armi della paura, del ricatto e della manipolazione delle coscienze”, spiega Papa Francesco all’Angelus. Gesù, “invece si esprime nell’umiltà e nella gratuità, si afferma silenziosamente ma efficacemente con la forza della verità”. I regni di questo mondo, afferma il Papa, “a volte si reggono su prepotenze, rivalità, oppressioni; il regno di Cristo “è un regno di giustizia, di amore e di pace”.
Non ci sono riferimenti alle vicende di questi giorni; ma la sua riflessione tocca i temi della forza e della paura; si contrappone alla logica di un re sconfitto e umiliato, ma proprio per questo vittorioso. “Di fronte alle tante lacerazioni nel mondo e alle troppe ferite nella carne degli uomini” Francesco chiede a Maria il sostegno per rendere presente il regno di Gesù “con gesti di tenerezza, di comprensione e di misericordia”.
In queste parole come non leggere un anticipo di quanto Francesco dirà nel suo viaggio in terra africana, la sua prima volta nel continente. Parole che ci dicono la volontà del Papa di ribadire che la strada della violenza e dell’odio non risolve i problemi dell’umanità: “utilizzare il nome di Dio per giustificare questa strada è una bestemmia”. Così quell’aprire la porta santa della cattedrale di Bangui, anticipo del Giubileo della misericordia, è occasione per ribadire che “Gesù è la porta che ci fa entrare e uscire”, come ha detto nell’udienza generale mercoledì 18 novembre. E aggiungeva: “sono i ladri quelli che cercano di evitare la porta, perché hanno intenzioni cattive”.
Tre le nazioni visitate da Francesco: Kenia, Uganda e Repubblica Centroafricana. Ma il viaggio è anche discorso all’intero continente dove tra guerre, aree di crisi e atti di terrorismo si calcola che gli episodi di violenza armata, in questo 2015, siano stati oltre undicimila cinquecento; quasi 17mila nel 2014. Secondo le riviste missionarie, le spese militari nel continente superano i 45 miliardi di dollari l’anno.
È in questa realtà che Francesco porta la sua parola di riconciliazione, chiede che si ritrovi la strada della pace, perché i conflitti non sono la soluzione; dopo, cosa rimane: “rovine – ricordava Francesco nell’omelia a Santa Marta il 19 novembre – migliaia di bambini senza educazione, tanti morti innocenti, e tanti soldi nelle tasche dei trafficanti di armi”.
Ma torniamo all’Angelus di questa domenica e alla sorprendente gratuità dell’amore di Cristo: “parlare di potenza e di forza, per il cristiano, significa fare riferimento alla potenza della Croce e alla forza dell’amore di Gesù: un amore che rimane saldo e integro, anche di fronte al rifiuto, e che appare come il compimento di una vita spesa nella totale offerta di sé in favore dell’umanità”.
La festa di Gesù re dell’universo ci dice anche che egli è testimone e servitore della verità; e ce lo dice con la sua obbedienza alla volontà del Padre. Paradossalmente, ricorda il Papa, la verità di Gesù è proprio nel rifiuto di scendere dalla croce: “se Gesù fosse sceso dalla croce, avrebbe ceduto alla tentazione del principe di questo mondo; invece Lui non può salvare sé stesso proprio per poter salvare gli altri, per poter salvare ognuno di noi dai nostri peccati”. Il suo regno, insomma, non ha bisogno di uomini armati ma solo di due braccia che sanno distendersi sulla croce, in un amore che accoglie tutti.

Fabio Zavattaro