Quotidiano / Donald Trump: l’effetto dell’interesse verso un nuovo mondo che fa seguito alla paura di fuggire da quello vecchio

Benvenuti nell’era di Donald Trump. È l’apertura che fa un noto giornale on line di politica ap_16165724910750-pnginternazionale. In effetti, la vittoria del settantenne imprenditore americano apre uno scenario del tutto nuovo non tanto in casa propria quanto piuttosto sul mondo. Lasciamo perdere il carisma, che eppure non si può negare, il suo umorismo e il suo aspetto grossolano: queste sembrano essere state le cose che più hanno colpito i media, soprattutto quelli americani. Uno show business, il suo, che ha saputo creare forti emozioni a tutti coloro che assistevano ai suoi rocamboleschi comizi. È riuscito con la sua vanità sfacciata a divertire e a convincere. E mettiamo di lato pure i suoi punti programmatici, dai dazi alle politiche sul commercio, dall’immigrazione alla sanità: lasciamolo agire per capire se il candidato Trump corrisponde al presidente Trump. Diciamocelo sinceramente: non hanno votato per tutto questo gli americani e il vero vincitore non è Trump. C’è qualcosa nella società di mezzo mondo che aleggia nell’aria e invade le menti delle persone spingendole oltre il politically correct: questa è la paura. Thomas Hobbes affermò che “L’interesse e la paura sono i principi della società” (Del Cittadino, 1642). Oggi l’interesse verso un nuovo mondo fa seguito alla paura di fuggire da quello vecchio. Com’è questo nuovo mondo? È un posto dove le basi della democrazia liberale sono viste con grande cinismo. È un posto dove lo spazio pubblico si riduce e il dialogo si consuma, si lacera, si compromette. È un posto dove i cittadini si fideranno sempre meno dei politici, dell’establishment, della casta. Un mondo dove i cittadini parleranno in pochi e ascolteranno in massa e se mai daranno ascolto a qualcuno, quel qualcuno sarà chi cavalcherà le loro paure. Così è andata in America. E così accadrà in molte parti del mondo: in Francia, in Austria e prima o poi in Italia. Non si tratta di essere pessimisti: cerchiamo solo di guardare in faccia la realtà. Alla luce di questa realtà, allora, l’era Trump non è iniziata l’8 novembre 2016 con l’elezione del 45esimo presidente degli Stati Uniti, ma da quando il mondo ha cominciato ad avere paura di se stesso. Da quando si è lasciato sopraffare dalla mania del nuovo. Si possono prendere a modello i detergenti: ogni giorno ce ne è uno che lava più bianco e più velocemente, così si deve scartare quello che si ha in casa e comprare quello nuovo. Assistiamo a una perdita collettiva di fiducia di fronte alla quale non possiamo fare finta di nulla. Come superare, allora, questo mondo labile? Recuperando la dimensione spirituale dell’uomo. No, per spirituale non si intende solo la materia religiosa. L’uomo ha una sua spiritualità tanto per il suo personale credo quanto per i suoi valori e le sue convinzioni. Se quest’ultime prendessero il posto dell’interesse e della paura, forse, la società non temerebbe più della sua ombra.

Domenico Strano