Ucraina / I legami tra guerra e sciopero trasporti

Che la guerra in Ucraina fosse alla base della crisi che sta colpendo l’Europa non è una novità, ma in molti non hanno ancora compreso appieno fin dove gli effetti del conflitto possano radicarsi, compresa la vicenda del recente sciopero dei trasporti. Ma come si legano tali fattori? Quale sembra essere finora l’impatto complessivo subito dalla società civile, nella penisola e soprattutto in Sicilia?

Ucraina / La guerra e la crisi energetica 

Già da prima dello scoppio del conflitto era sotto gli occhi di tutti la questione energetica, tutt’ora in una fase di stallo. Anzi, quasi si può dire sia stato proprio il fattore energia a fungere da catalizzatore per l’attenzione mediatica del caso, con il Nord Stream 2, il gasdotto messo da settembre scorso sotto accusa da Kiev come “strumento pericoloso”. La compagnia russa committente, Gazprom, aveva già nell’estate scorsa ridotto le forniture di gas in Europa attraverso gasdotti terrestri. Gasdotti che in gran parte passano proprio su territorio ucraino. Questo fatto, in concomitanza con l’aumento dei violati cessate il fuoco nel Donbass, fece scattare una più decisa denuncia da parte delle alte rappresentanze ucraine rivolte all’ Europa.

Il braccio di ferro seguito tra Russia e paesi contrari al progetto si era concluso tra dicembre e gennaio scorsi con un escamotage burocratico che aveva rallentato ulteriormente la messa in funzione dell’infrastruttura. Ma il prezzo del gas in Europa, di cui la Federazione è il principale fornitore, era già aumentato a dismisura. A metà dicembre il prezzo era arrivato ai suoi massimi di sempre: 129 euro/megawattora. Da allora non è più sceso sotto i 100. Le conseguenze le conosciamo tutti. Con il prezzo del gas alle stelle, gli sforzi di ogni singolo paese europeo per sopperire alle proprie necessità energetiche sono stati esorbitanti.

Energia / Le misure europee contro la crisi 

In questo l’Italia, purtroppo, si ritrova in una situazione di svantaggio tra i paesi. Se Germania, Francia e Spagna si ritrovano infatti a sfruttare il gas rispettivamente per il 26%, 27% e 23% del proprio fabbisogno annuale, l’Italia lo consuma per il 42% (fonte ISPI), soprattutto nello sviluppo di energia elettrica. Ogni anno consuma tra i 70-80 miliardi di metri cubi di gas, e la sua capacità di stoccaggio è ancor più limitata. A differenza di altri paesi che negli anni si sono impegnati a diversificare il loro approvvigionamento energetico, l’Italia si ritrova costretta a dover richiedere il gas russo.

E’ però questa, in verità, una condizione che in Europa colpisce tutti, sebbene in modo diverso, essendo comunque il 45% del gas consumato in Europa quello russo.        Per tale condizione, nei giorni scorsi sul fronte occidentale si cercava di inserire, tra le sanzioni imposte dall’UE, un ban dei circuiti bancari russi dallo SWIFT. Questo senza intaccare quei particolari istituti che permettono il pagamento delle forniture del prezioso bene alla Federazione. Il tutto in maniera tale da continuare a far scorrere il metano giù dai tradizionali gasdotti terrestri, in un complicato sforzo “di necessità”.

Ciononostante, il prezzo del gas rimane altissimo ed i modi per contrastarne gli effetti su breve-medio periodo sono molto eterogenei da stato a stato. Lo situazione generale vede sul banco misure come l’abbassamento della tassazione sull’energia, o ancora possibili sussidi ai gruppi più colpiti dal rialzo dei prezzi. Naturalmente, tutte le misure prese in esame hanno dei costi. Finora, tra i paesi citati sopra la Francia sembra essere intervenuta di più in materia, spendendo 16 miliardi. La Germania è il paese che ha ritardato il varo di misure di sostegno. Entrate in vigore solo lo scorso gennaio, copriranno un importo inferiore, tra il 7/8 miliardi.

Ucraina / I legami tra guerra e lo sciopero dei trasporti in Italia 

L’Italia ha già speso 10 miliardi per il calmieramento delle bollette dal 2021. A questo si aggiungeranno le ulteriori spese per la proroga della misura e vari bonus sociali che, con molta probabilità, faranno sfiorare nel corso dell’anno le cifre francesi. Se così dovesse essere, l’Italia sarà quindi il paese che in proporzione avrà speso più di tutti. Ossia ben l’1% del proprio PIL. Tra le nuove misure varate nelle ultime ore tramite decreto, è  ufficiale il ritorno temporaneo delle centrali a carbone ed un potenziamento dei termovalorizzatori per compensare. Cosa non esattamente allettante dato il pieno Guerragreendeal che l’Europa stava vivendo. Purtroppo però necessaria per abbassare le spese già esorbitanti.

Ma i costi del conflitto ucraino che si abbattono sul settore energetico della produzione elettrica non riguardano solo il gas. Hanno di rimando degli effetti su tutta l’economia. Con una parte del fabbisogno petrolifero convertito per la produzione di energia, negli scorsi mesi il prezzo del trasporto beni su gomma era già aumentato. Nelle ultime settimane era poi diventato insostenibile. Tra il 21 ed il 24 febbraio si erano verificate le proteste degli autotrasportatori in tutta la penisola, con il blocco del servizio e dei caselli autostradali. In qualche caso sfociati persino in violenze, come riportava l’ANSA da Foggia. Con il prezzo di benzina e gasolio aumentati di oltre il 20% dall’inizio anno, le richieste degli autotrasportatori riguardavano soprattutto la disposizione di misure di protezione.

Ucraina / Dalla guerra allo sciopero trasporti in Sicilia

La paura principale si avvertiva soprattutto al Sud, dove alcuni supermercati avevano cominciato a registrare mancanza di merce ed imprese del settore primario si ritrovavano con grandi quantità di beni deperibili in fermo. In Sicilia le maggiori proteste si sono svolte a Catania, Caltanissetta e Palermo. Dopo l’incontro con le associazioni al PalaRegione di Catania di giorno 24 febbraio, l’assessore ai trasporti Marco Falcone ha concordato la sospensione dei blocchi e la concessione di un tavolo di lavoro permanente alla Regione. “La Regione rimane al loro fianco” aveva dichiarato l’assessore” sposando anche le istanzeUcraina Trasporti di tutta la filiera dei produttori e dei committenti, piegati dall’aumento dei prezzi e dai disagi dovuti ai blocchi“.

Si guardava soprattutto a rivolgere la vertenza a Roma, da dove sarebbe dovuta arrivare la soluzione al problema, di respiro nazionale, così come auspicato nel corso di interlocuzioni al Tavolo Trasporti Straordinario con la viceministra Teresa Bellanova, nel pomeriggio dello stesso giorno. Si auspica infatti a inserire nel decreto energia varato 18 febbraio scorso la disponibilità di 80 milioni per aiuti e sgravi nel settore. Il pacchetto di aiuti concordato con il Ministero nell’ambito del tavolo autostrasporto si compone di diversi tasselli. La clausola di aiuto più importante, sull’acquisto del gasolio, conta 25 miliardi del totale.

Per il momento, tale vertenza non è ancora stata pubblicata in gazzetta ufficiale, ma se ne attende l’ufficializzazione. Le imprese del settore nel frattempo hanno ripreso a lavorare, ma registrando a loro volta perdite molto pesanti. In Italia, più dell’85% della merce viaggia su gomma. E tre giorni di proteste possono causare danni ingenti, soprattutto nel settore agricolo del sud, dove buona parte dei guadagni contano sulle esportazioni.

Andrea Chiantello

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