Mondo / Biden in Europa: prospettive e speranze

Predisposto da una intensa attività diplomatica, il primo vertice russo – americano post – pandemia avrà luogo il 16 giugno a Ginevra.
Dotato dello stesso realismo politico del predecessore, vicepresidente durante gli otto anni dell’ Amministrazione Obama, Joe Biden si prepara agli incontri programmati in Europa. Ed esattamente il G/7 in Cornovaglia, dall’11 al 13 giugno, i due bilaterali, il Vertice NATO a Bruxelles, e l’ incontro con le massime Autorità europee del 15 giugno, con un’ agenda specifica ed organizzativa densa di argomenti, che destina al meeting tra le due super – potenze, l’ ultimo spazio politico, previsto il 16 Giugno a Ginevra. Ultimo incontro, quindi, certamente non minore, per importanza, rispetto agli altri.

Un’agenda dettata da motivi psicologici e politici 

Joe Biden debutta così sul palcoscenico mondiale come neo- presidente americano. E coglie l’occasione di questa prima missione europea  per proporre la positiva ed efficace lotta al coronavirus, già avviata dall’ Amministrazione Trump. Propone anche il proseguimento del rilancio economico degli Stati Uniti, pure questo intrapreso, con notevoli risultati, dall’ Amministrazione repubblicana.

Incoraggiato e sostenuto da questi risultati positivi, già verificabili appena insediato alla Casa Bianca, l’Esecutivo, al momento dell’incontro con Vladimir Putin, intende allora trarre dalle argomentazioni degli Alleati del G/7 e di quelli della Comunità Europea, i necessari elementi per un ampio, costruttivo e produttivo confronto diplomatico USA – Russia.
Sulla base della verifica dei dati e dei tempi, e degli impegni degli Alleati, il Presidente Biden potrà, a sua volta, mettere a fuoco meglio il ventaglio delle proposte che presenterà a Putin.  Motivi psicologici ed anche politici, hanno quindi dettato la scaletta degli impegni e degli incontri, del Capo della Casa Bianca, in Europa.

Biden come Obama o come Trump?

La domanda che è al momento ancora sospesa per aria all’ interno delle Cancellerie occidentali è : cosa farà Biden ? Ritornerà all’impostazione di Obama, ultimo presidente democratico, oppure continuerà quella del predecessore Donald Trump ?

Biden
Joe Biden

Ipotizziamo una risposta, in base alle iniziative prese dalla Casa Bianca in questi primi sei mesi. Potrebbe essere: continuerà la traccia di Trump, ma cum grano salis. La pandemia infatti richiederà un doppio impegno politico a tutto il G/7. Per esempio, imporrà l’accelerazione delle misure prese in sede di Accordi di Parigi, a tutela dell’ Ecosistema e a salvaguardia del Pianeta, preda già dell’effetto serra e di sostanziali mutamenti climatici.

La competizione economica con la Cina

D’ altra parte, il tema dei rapporti economici tra Alleati e tra questi ultimi con la Cina, sembra sia il motivo di fondo di questa importante iniziativa americana. Resa concreta attraverso lo snodo di questo lungo summit politico. Un avvenimento come la pandemia da corona-virus, che ha prostrato il Pianeta, modificando sistemi e stili di vita delle popolazioni del Mondo, dovrebbe indurre tutti – non solo ogni singola Nazione – ad una profonda revisione del modo di trattare ii problemi mondiali.

A tal proposito, sarebbe intanto utile che le maggiori Potenze, più dotate dal punto di vista tecnologico, abbandonassero qualsiasi competizione protesa alla conquista di importanti ed appetibili mercati dal lato geografico e dell’ estensione territoriale.
Non dovrebbe più interessare la ricerca di un “ dominium “, corrispondente alla supremazia esercitata per mezzo della corsa agli armamenti. E non dovrebbe più attrarre tanto neppure il miraggio di una qualunque supremazia tecnologica, in qualsivoglia settore “ strategico “.

Le scoperte scientifiche e tecnologiche a disposizione dell’intera umanità

La soluzione ideale sarebbe forse solo quella di una sana competizione, in cui le scoperte scientifiche e tecnologiche possano essere semplicemente poste a disposizione dell’intera umanità.
Questo fu, almeno, uno di quegli importanti obiettivi per i quali, negli anni ’60, il Presidente degli Stati Uniti, John Fitzgerald Kennedy sacrificò la vita. La Pandemia oggi lo ripropone in modo drammatico e forse quasi ultimativo, e la ricerca di questo obiettivo, sano ed ineludibile, conta sul sostegno del buon senso di tutti.
Su queste basi, gli attriti tra U.S.A. e Cina, possono agevolmente trovare i fondamenti per una reciproca composizione. Gli attriti, i dissapori, i conflitti economici, probabilmente erano già iniziati in epoca non sospetta.

Putin
Vladimir Putin

Incomprensioni determinati da conflitti d’interessi economici

Già precedentemente allo scoppio della guerra commerciale con gli Stati Uniti, sorta com’è noto nel corso dell’Amministrazione Trump, Pechino aveva iniziato il ritiro dal portafoglio di detenzione dei titoli di Stato statunitensi. Passando dalla quota di 1320 mila miliardi di dollari, del novembre 2013, a quella di 1090 mila miliardi di dollari, del 2020.
Washington, oggi, può contare più sul prestito interno, che su quello estero. Frizioni e difficoltà iniziarono a sussistere ben prima della Presidenza Trump, allorché Pekino ritenne non più conveniente sotto il profilo economico l’investimento in titoli pubblici Americani.

D’altra parte, è pur vero che il ritiro cinese dal sostegno al debito pubblico americano è avvenuto proprio nel momento in cui l’Esecutivo statunitense aveva bisogno di maggior liquidità su cui poter contare, dovendo far fronte alla messa a punto dei programmi sanitari anti coronavirus. Entro questo scenario economico e finanziario, è maturata allora l’accusa americana alla Cina, di scarsa trasparenza, nell’avere nascosto i dati sulla diffusione della pandemia, e nel sospetto ( non si sa però quanto sia fondato ) che la diffusione dell’epidemia possa aver avuto luogo, in qualche modo, dai laboratori di Wuhan. Ma allora, a maggior ragione, era necessario l’invito alla Nazione asiatica, a partecipare al G/7 in Cornovaglia, mentre Pekino ha tenuto il ruolo di “ convitato di pietra”. In tutto questo “tener duro”, i problemi continuano, però, a rimanere sul tappeto.

Il vertice di Ginevra del 16 giugno tra Washington e Mosca

In tutta questa prospettiva, non completamente semplice e piana, è emerso un dato di fatto assai positivo. Cioè i negoziatori americani e russi hanno voluto fortemente questo vertice e per esso hanno scelto, tra tutte le sedi plausibili, proprio Ginevra.
La città ritorna con effetti beneauguranti. È vero, essa evoca la Società delle Nazioni e l’impotenza di quest’ultima ad impedire lo scoppio del secondo conflitto mondiale, o comunque ad impedirne gli effetti devastanti e distruttivi. Ma noi vogliamo avere ricordi più positivi e più vicini nel tempo.

Ginevra fu anche sede dei negoziati, sorti a cavallo tra gli anni ’50 ed i ’60, per la non proliferazione delle armi nucleari. E, com’è noto, tali negoziati andarono poi a buon fine col Patto di Mosca del 6 agosto 1963. Ancora più beneaugurante e ravvicinato nel tempo, è il ricordo dell’incontro di Ronald Reagan con Mikhail Gorbaciov per le trattative sulle riduzioni degli armamenti nucleari. Discussioni che poi portarono, in pratica, alla fine della Guerra Fredda. Col crollo del Muro che divideva la città di Berlino.

Ricordi, quindi, beneauguranti, ma problemi sul tappeto sussistenti. Gli Stati Uniti chiederanno certamente garanzie ai Russi circa il rispetto dei diritti umani.
È ancora presente il caso dell’avvelenamento e dell’incarcerazione del leader dell’opposizione russa, Alexey Navalny. E si ricordano pure le dure sanzioni applicate dagli Stati Uniti a Mosca. Sulla politica di consolidamento esterno del Paese, avviata da Putin in Crimea e con l’Ucraina, la Casa Bianca non mancherà di sollevare interrogativi e spiegazioni.

Prospettive di accordi tra Biden e Putin

A prescindere da questi problemi, le prospettive di accordi sussistono. Per quanto concerne la NATO, il G/7 sembra orientato a deporre la linea di una più ampia Alleanza Atlantica, in funzione difensiva anti-russa. E per quanto concerne i negoziati per la riduzione degli armamenti nucleari e convenzionali, le prospettive sembrano buone. Biden pare infatti orientato a stabilire “un canale di comunicazione che eviti sorprese indesiderate” con Putin. E l’interlocutore di Mosca è a sua volta interessato a trattare le questioni di “stabilità strategica, la risoluzione dei conflitti regionali, e l’interazione nella lotta contro la pandemia “. Le prospettive sembrano buone, la sede scelta è beneaugurante, attendiamo allora gli sviluppi positivi dei colloqui.

 Sebastiano Catalano

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